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Popoli. Tracce, storie, visioni
Dall’antichità a oggi la parola popolo ritorna costantemente nel discorso politico, giuridico, religioso, culturale e storiografico, ma non conserva mai un significato unico e stabile. Che cosa si intende
quando si parla di popolo?
Il termine popolo attraversa tutta la storia, dall’antichità a oggi, ed è presente in ambiti politici,
giuridici, religiosi e culturali. Tuttavia, non ha mai avuto un significato unico e stabile: a seconda
dei contesti può indicare realtà molto diverse, come il popolo sovrano, il popolo eletto o i popoli
oppressi. Proprio per questo, non è una categoria neutrale o “naturale”, ma una costruzione storica
e simbolica che può essere usata per includere o escludere, unire o dividere, emancipare o subordinare.
Nel corso dell’età moderna e contemporanea ha assunto significati diversi: nell’Ottocento è stato
legato alla formazione degli Stati nazionali, mentre nel Novecento è stato usato sia per giustificare
ideologie razziste e totalitarie sia come strumento di rivendicazione democratica e autodeterminazione. Oggi resta un concetto chiave, al centro di tensioni tra identità nazionali, globalizzazione e
pluralismo culturale.
Echi di Storia si propone di analizzare queste tensioni in una prospettiva storica di lungo periodo, evitando semplificazioni e restituendo complessità al linguaggio che utilizziamo. Il programma
attraversa epoche e aree geografiche diverse: dai nazionalismi dell’Ottocento europeo alle fratture
del Novecento, dai Balcani post-Dayton al Medio Oriente contemporaneo, fino a temi come la
minoranza jenisch in Svizzera, il “Grande Gioco” in Asia centrale e il rapporto tra lingua, razza e
identità collettiva.
In questo intreccio di temi e contesti, il Festival mette in dialogo la storia delle idee con la storia
sociale e politica, la dimensione europea con quella globale.
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