Incontro con Gianni Biondillo – La costruzione del potere
Siamo liete di collaborare con Echi di Storia per un appuntamento che ci apre sia alla storia sia all’architettura con Gianni Biondillo andremo a scoprire “La costruzione del potere. Perchè l’architettura fascista non esiste”. Ad accompagnarlo Leonardo Marchetti organizzatore del Festival Echi di storia e docente liceale. Vi aspettiamo numerosi in libreria. Ingresso libero Sabato 15 novembre ore 17.00 Sinossi: «Quando uno storico del tempo che verrà si accingerà ad esaminare le manifestazioni artistiche dell’epoca nostra, sarà certamente tormentato.» Così scriveva Giuseppe Pagano nel 1935. Gianni Biondillo, architetto di formazione e narratore per vocazione, getta uno sguardo nuovo, personale e politico, su qualcosa apparentemente sotto gli occhi di tutti, ma di cui, man mano che ci si avvicina, sfugge sempre l’essenza: l’architettura fascista. In questo enorme calderone infatti oggi rischia di rientrare di tutto. Come raccontare quel periodo senza cadere preda di banalizzazioni e pregiudizi? L’autore si addentra nelle vicende dell’epoca, segue carriere e destini di architetti, ricercatori, critici, designer, ingegneri, per lo più conosciuti solo agli addetti ai lavori. Da Roma a Milano, da Bolzano ad Asmara, da Como alle città dell’agro pontino, esplora tutti i risvolti di una foga edificatoria che ci ha consegnato un lascito enorme e problematico. Smontando i luoghi comuni e avanzando tesi spiazzanti, Biondillo racconta, con la competenza del saggista e la passione del romanziere, lo scontro generazionale tra i bolsi «accademici», sostenitori del monumentalismo, e la nuova generazione indomita dei talentuosi razionalisti. Se è vero che non esiste architettura che non sia di regime – perché a commissionare edifici pubblici è sempre il potere –, è però innegabile che non ha senso parlare di una generica «architettura fascista». Diversi sono gli stili, i protagonisti e il rapporto, conflittuale o condiscendente, di molti di essi con la classe dirigente. Così come differenti sono le strade per gestire questa pesante eredità. È giusto fare tabula rasa del passato e ricostruire sul nulla? O è arrivato il momento di aprire gli occhi sul paese che siamo stati e decidere finalmente quale vogliamo essere?
Biografia: Scrittore e architetto italiano (n. Milano 1966). Autore per il cinema e la televisione, scrive su quotidiani e riviste nazionali articoli di tema artistico, letterario e politico, è stato direttore artistico del festival culturale “Parole sotto la torre” e ha insegnato presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio. Ha esordito nella narrativa nel 2004 con il romanzo Per cosa si uccide, creando il personaggio dell’ispettore di polizia Ferraro, a questo hanno fatto seguito altri romanzi della serie: Con la morte nel cuore (2005), Il giovane sbirro (2007), I materiali del killer (2011), Cronaca di un suicidio (2013), L’incanto delle sirene (2015), Il sapore del sangue (2018), I cani del barrio (2022). Tra gli altri romanzi: Per sempre giovane (2006), Nel nome del padre (2009), Come sugli alberi le foglie (2016). Tra le sue pubblicazioni più recenti si segnalano la raccolta di racconti Lessico metropolitano (2021) e i romanzi I cani del barrio (2022), Quello che noi non siamo (2023, Premio Bagutta 2024) e La costruzione del potere. Perché l’architettura fascista non esiste (2025)
