Il Rifugio Letterario

La giusta distanza dal male

Stasera ci siamo trovati per parlare di La giusta distanza dal male di Giorgia Protti, un romanzo che ha diviso e fatto molto discutere.

Ambientato nel mondo del pronto soccorso, racconta la progressiva disumanizzazione di una dottoressa alle prese con la sofferenza quotidiana, il burnout e il confine sempre più sottile tra cura e annientamento di sé.

Molti hanno apprezzato la voce autentica e realistica con cui Protti descrive turni massacranti, pazienti, colleghi e meccanismi difensivi che medici e infermieri sviluppano per “tenere la giusta distanza”. La struttura diaristica, veloce e asciutta, ha reso la lettura per molti coinvolgente e scorrevole. Alcuni hanno trovato potente l’uso della figura di Lucifero come allegoria di questo cedimento progressivo: un patto faustiano contemporaneo, tra rock e ironia, che illumina la parte più fragile dell’essere umano.

Altri lettori, però, hanno vissuto il romanzo in modo diverso: la parte fantastica e i “viaggi” con Lucifero sono apparsi a tratti confusi, il finale aperto ha lasciato perplessità, e l’assenza di nomi (tranne Giselda) ha reso più difficile creare empatia con la protagonista. Lo stile, pur efficace e diretto, è stato percepito da qualcuno come troppo semplice e poco letterario.

Pro o contro, la discussione ha messo in luce quanto questo libro riesca a toccare corde profonde: la perdita di umanità nel lavoro, la fatica invisibile di chi cura, la lotta per non lasciarsi risucchiare dal dolore altrui.

Il gruppo ha promosso il romanzo per l’originalità della storia qualche voto discordante invece sullo stile.

Stasera riprendiamo insieme questi fili: qual è stata per voi la giusta distanza da questo romanzo? Vi ha colpiti o lasciati a distanza? Fatecelo sapere…

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