Queer
Allora, per portarmi avanti con le letture per i nostri gruppi in libreria (nello specifico il meravigliosissimo gruppo Cinema+Libro) ho, per la prima volta fatto la conoscenza di William Burroughs: una lacuna enorme dovuta al fatto che pur amando tantissimo la letteratura americana con la generazione di scrittori cosiddetti Beat non sono mai riuscita a trovare un punto di incontro. Fino ad oggi perché “Queer” mi ha rubato il cuore e ora voglio leggere tutto Burroughs.
La cosa che mi ha colpita di più di questo romanzo breve è il modo in cui è scritto; non è perfetto, intendiamoci, ma nonostante i buchi di trama o l’assenza di linearità in alcuni tratti è straordinario: evocativo, disturbante, sensuale, paranoico, ossessivo, a tratti disperato. Mi lascia sempre basita la verità chiara e lampante di come veri scrittori non abbiano avuto bisogno di scuole o altro per essere superlativi. Niente strutture perfette, costruzioni immacolate: no, solo letteratura vera e mamma mia quanto ne abbiamo bisogno.
Queer racconta (apparentemente) dell’ossessione erotico/amorosa del protagonista William Lee per un ragazzo giovane e sfuggente, Gene Allerton. Siamo in Messico negli anni ’50.
Le chiavi di lettura sono molteplici e sorprendenti e notevole e anche l’introduzione del curatore Oliver Harris (io consiglio caldamente di leggerla dopo aver letto il romanzo).
Che dire? Ora sono super curiosa di capire come Guadagnino abbia trasposto questa storia sulla pellicola.
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