Il Rifugio Letterario

La grande migrazione – Kari Hotakainen

“Dite addio alle case che i vostri genitori hanno costruito, addio alle case che avete tirato su voi stessi, accostate una guancia all’albero al cui ramo avevate appeso l’altalena, imprimete nella memoria le silenziose, nebbiose sere d’agosto, le albe vellutate e ricamate al di sopra dei campi, tutto ciò che era pieno ora si svuota. La Città vi aspetta a braccia aperte, impaziente, ha acceso le luci e riscaldato le vie principali, quando sarete lì, vi darà tutto ciò che ha, la Città attende nuovi contribuenti, i vecchi sono ormai spremuti, e si aspetta che a questo richiamo rispondiate con qualcosa di più di un borbottio. La Città è un’opportunità. Anzi, in realtà è l’unica opzione possibile. E alla fine tutti si arresero, le mani sporche di terra si levarono in alto, qualcuna stretta in un pugno, con le nocche arrossate dalle vesciche, i denti che digrignavano maledizioni, ma si udirono anche sospiri di sollievo e occasionalmente anche grida di gioia.”

Cit. La grande migrazione – Kari Hotakainen – Iperborea

Allora, diciamo che Hotakainen è un degno collega di Paasilinna. E diciamo pure che questo libro fa parecchio ridere, se non fosse che c’è più da piangere, che da ridere. Ma tant’è.

Qui l’umorismo è feroce a dir poco e il fenomeno del quale si parla è talmente attuale che di più proprio non si potrebbe: i flussi migratori!

In questo specifico caso Hotakainen si occupa del progressivo abbandono delle campagne e dello spostamento di massa nelle grandi città, promosso da politici e governanti che però – strano! – non hanno fatto i conti con un problemuccio piccolo piccolo che piano piano è diventato grande grandissimo: le abitazioni.

Insomma, tutta questa gente che è stata convinta che la campagna e le loro case fossero roba da poveracci adesso avrebbero bisogno di un nuovo lavoro e di un nuovo tetto da mettere sopra la testa. Peccato che ad un bel momento non ci siano più nè uno e nè l’altro. E ora che si fa?

Da leggere per spanciarsi dalle risate e contemporaneamente strapparsi qualche capello dalla testa. Perché le risate, si sa, possono essere anche isteriche.

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